Si è conclusa ieri la 65° edizione del Festival di Cannes…udite udite…al Grand Théatre Lumière la Palma d’Oro è andata al regista austriaco Michael Haneke per il film “Amour” con Jean-Louis Trintignant e Emmanuelle Riva.
Cannes, domenica 20 maggio. Quando Trintignant sale la scalinata del Palais du Festival, sulla Croisette soffia la tempesta. E’ un po’ come in quella scena immaginata da Kieslowski in Film Rosso: il giudice-Trintignant in teatro racconta la sua storia, e le finestre si spalancano per una bufera di vento…Quello che le parole non bastano ad esprimere, la natura lo dichiara con schiettezza, senza pudore: Trintignant è tornato, nulla puo’ restargli indifferente. Sono14 anni piu’ o meno che manca da Cannes (“Ceux qui m’aiment prendront le train” di Chereau) , 43 che non riceve una Palma d’oro – quella di “Z” nel 69 – per quel giudice mite e implacabile, cosi’ timido che persino Costa Gavras dubitava (“non ti si vede proprio…” gli disse mentre montava il film) e se non fosse stato che i soldi erano finiti gli avrebbe fatto rigirare tutto. Di anni ne sono passati 46 da quando la prima palma arrivo’ ad un suo film: “Un uomo e una donna” di Lelouch. Stasera non sale i gradini di corsa come quando scalava i 6 piani dell’appartamento parigino di Anouk Aimee dopo essersi fatto in macchina tutto un Rally di
Montercarlo, ma, molto piu’ velocemente, arriva al cuore degli spettatori. “Bisogna essere piccoli o diventarlo” è una frase che un giorno gli ho sentito dire alla fine di uno spettacolo, in camerino. Trintignant se oggi ti sembra piu’ giovane di allora è perché nonostante i momenti dolorosi che ha attraversato nella vita, ha conservato l’entusiasmo e lo stupore di un bambino.
Prendete un regista il piu impenetrabile ai sentimenti e fategli incontrare Trintignant. Haneke ci aveva sorpreso, provocato, scosso, qui fa qualcosa di piu: ci tocca. Ci mostra ancora una volta la sua intelligenza e il suo rigore, e per la prima volta annulla la distanza dai suoi personaggi. Evitare ogni sentimentalismo, ogni lacrima, era la parola d’ordine sul set – raccontano gli attori – ma solo per ottenere una verità piu’ totale e profonda, attraverso la quale possa manifestarsi tutta la forza travolgente del sentimento umano dietro il film. Semplicemente “amour”, una storia d’amore, la piu’ semplice, quotidiana e estrema, tra due ottantenni. Una storia che non si sarebbe potuta scrivere senza questi attori (lo ha detto la Giuria presieduta da Nanni Moretti, assegnando la palma d’oro ad Amour per il miglior film).
Cannes, domenica 27 maggio.”Il nostro mestiere è “partage de vie”- dice la splendida Emmanuelle Riva dal palco verso il minuto 40 del filmato della premiazione offerto dal sito del Festival di Cannes( http://www.festival-cannes.fr/fr/mediaPlayer/12533.html ) – è semplicemente “condivisione della nostra vita”. Subito dopo tocca a Jean-Louis Trintignant venire a ringraziare e, in armonia perfetta con la compagna nel film, inizia ad elencare con chi vorrebbe dividere la palma. “Un quarto alla produttrice, un quarto a Haneke, migliore regista vivente secondo me, un quarto a Emmanuelle e un quarto a Isabelle (Huppert) un quarto…” sta per dire alla troupe del film , ma si ferma…siamo già cinque quarti… poi il sesto, “a mia moglie”. I conti per la matematica non tornano, ma per un attore che ha fatto della generosità la sua cifra è perfetto. L’amore è come le poesie che dice nei suoi spettacoli, inesauribile. Piu’ le dice e piu’ sembrano nuove. Saluta dicendone una, cortissima, “ “et si on essayait d’être heureux ne serait-ce que pour donner l’exemple” (e se provassimo a essere felici, se non altro per dare l’esempio…). E’ di Prevert , chi ha avuto la fortuna di vederlo sa che la dice nel suo spettacolo: “Tre poeti libertari del XX secolo. Vian, Prévert, Desnos”, che porta in scena da un paio d’anni. Le dirà a Arles tra pochi giorni. E poi, magari, un giorno, speriamo venga a dirle anche in Italia.
Angela Zamparelli









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