Immagini, musica, danza e poesia. Tutto questo ritroviamo nell’ultimo spettacolo teatrale di Pippo Delbono, tratto dal suo stesso libro “Dopo la battaglia. Scritti poetico-politici” edito da Barbès.

Si tratta di un viaggio attraverso di Noi, la nostra societa’ e il mondo che ci circonda. Con amarezza Delbono pronuncia parole strazianti per denunciare ancora una volta l’ingiustizia e la violenza subita in particolar modo da quegli uomini rinchiusi in manicomi e in carceri agghiancianti. E nello stesso tempo l’attore accusa l’umanita’ intera che sta ferma a guardare e non reagisce. E il palcoscenico, costituito da un unico spazio grigio, diventa il luogo dove si combatte questa lotta personale e collettiva allo tempo stesso. Qui si muovono i personaggi di Delbono. Ognuno con la sua storia, le proprie pene e le proprie gioie. Come per esempio Bobo’, un sordomuto che Delbono ha incontrato e fatto uscire dal manicomio di Aversa dopo un internamento durato 45 anni. Ma “Dopo la battaglia” e’ anche un omaggio alla mamma dell’attore, a Pina Bausch e alle parole di PierPaolo Pasolini, Dante Alighieri, Kafka, Alda Merini, Whitman e Rilke accompagnate dalle note straordinarie del violino di Alexander Balanescu e dai balletti dell’etoile dell’Opera di Parigi Marie Agnes Gillot.

Per riflettere sul mondo contemporaneo, Delbono non utilizza solo il teatro. Negli ultimi anni si sta affermando anche nel panorama cinematografico italiano. Dopo “La paura”, film portato a Locarno nel 2009 e interamente girato con un cellulare, e’ stato presentato al Festival di Venezia nella sezione Orizzonti il suo ultimo lavoro da regista: “Amore Carne”. Il film si sviluppa come un viaggio personale dell’attore fatto di incontri e suggestioni che parte dalla rivelazione di essere sieropositivo da 22 anni. Anche questa pellicola e’ stata girata con un telefonino con il supporto di una telecamera.

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